Ciro Adrian Ciavolino


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Chitarre

Antologia Letteraria > Da Conchiglie per una Signora
















Chitarra rossa,
ca ‘int’a ll’ombra d’’a notte passa,
chistu core te corre appriesso
pe’ na via ca nun po’ spuntà…
Chitarra rossa,
‘sta vita mia nun ‘a spezzà…
E dincello,
ca si mme lassa,
chitarra rossa,
mme fa dannà…
Russo – Mazzocco: Chitarra rossa

C h i t a r r e




Gentile Signora,

è una sera di gennaio, ma potrebbe essere qualsiasi sera di qualsiasi anno, i luoghi sono a me familiari, quelli che intrecciano meraviglie come serti di passione tra i cardi e i decumani di una Napoli antichissima e nobilissima, ho lasciato alle spalle il Gesù Nuovo e il Munasterio ‘e Santa Chiara, il mio cuore non è scuro scuro, percorro serenamente Via San Sebastiano, ritrovo la chiesa di Santa Marta, che un tempo ospitò alcune opere mie, v’era lì la Confraternita dei Disciplinati, ci sono botteghe che amano chiamarsi botteghe, cammino nelle vene di Partenope. Ho detto luoghi familiari, pur non vivendoli con assiduità, perché sembrano vestiti comodi, le botteghe sono facce sorridenti, mercanzie di strumenti musicali e di librerie o altro ancora, con pochi soldi porti a casa un pezzo di Napoli o di terre lontane. Quelli che sono andati ad Amburgo parlano di Amburgo per raccontare di certe vetrine nelle quali si muovono donne, qui niente si muove, ma qualcuno dovrebbe spiegarmi perché a quelle vetrine penso se girandomi intorno vedo mille forme di liuti, chitarre, mandolini, che donne mi ricordano, strumenti che aprono le loro bocche come invito, dovrei anche sentirmi infelice perché non so suonare, e mi piacerebbe suonare La vie en rose o Amapola. Lei non sa, oppure sa, che da queste parti c’è il Conservatorio di Musica di San Pietro a Majella. E le mura le chiese i palazzi respirano arte, Signora.


Don Antonio Alvarez di Toledo, duca d’Alba e discendente del grande Don Pedro, fece costruire la Porta che di lui porta il nome. Lei non può sfuggire al richiamo di questo idillio spagnolo che Napoli intreccia da secoli, e in mente Le viene di certo Reginella che passeggia a Via Toledo, Te si’ fatta na vesta scullata, nu cappiello cu ‘e nastre e cu ‘e rose… Sotto Port’Alba, che chiamavano sciuscella per via di alcuni alberi di carrube che lì stavano, sono uno dei pochi che volge occhi al cielo, trovo mezza cupola e un lucernario. Molti ci hanno messo le mani in questo luogo di delizie, ma è bello così, librerie e pizzerie si danno una mano, margherite e marinare sono pagine di libri nostri che sfogliamo da sempre, una pizza mangiata in strada e ripiegata in quattro per noi è una pizza a libretto, e nel libretto si leggono tutti i sapori del nostro piccolo paradiso, come quando Salvatore Di Giacomo scrisse Lassammo fa’ Dio e il Padreterno scese con San Pietro in Piazza Dante per fare una mappata di tutti i derelitti portandoli in cielo ma c’è una figura, un monumento alla poesia e all’amore materno, Nanninella ‘a pezzente, che ha dimenticato qualcosa, lascia il paradiso e scende, scende per ritrovare il figlio sperduto, e asciuttannose ll’uocchie a ‘o mantesino, lle dette latte — e s’addurmette nzino…


Nella mappata del mio piccolo privato paradiso di terra, fatto di carte libri tele colori ed ogni cosa utile o inutile che m’appartiene, in un angolo c’è una chitarra infoderata che m’è servita qualche volta per il mio lavoro. Essendo di tutto punto vestita non può ammiccare, non vedo la sua bocca. C’è anche un pacco di vecchi dischi, sa, quelli pesanti a settantotto giri, una delle poche cose che mi sono spettate, non ho avuto eredità, me ne sono stato da parte, non ho condiviso arrampicate sociali e vergognosi arrivismi, ho inseguito onestà e paesaggi, tramonti e poesie, profumi di donna e libri, scrittura e bravi affabulatori, romanze d’opera e colori. Ho certe mie ricchezze poco spartite, e devo sfoderare la chitarra. Forse invoca carezze che da tempo le mancano, ha qualche corda rotta, lo so, Sona chitarra sona, m’è rimasta una corda, si pur’essa se scorda fernisce e sunà, era la corda del cuore di un poeta, forse un amore stava finendo. Se la sfodero, la chitarra potrebbe invocare un tocco di dita ed io posso tentare, ma non potrei cavarne una frase. Per le figliole mie piccole comprai un armonium che ha perso qualche tasto, non abbiamo il coraggio di buttarlo via, a mia moglie piaceva suonarlo. Poi ne comprò uno più aggiornato, di quelli che hanno più varietà di accompagnamenti, da sola o con le amiche varcava la Port’Alba delle canzoni degli anni giovanili e quelle napoletane, che mi sovvengono, come vede, ad ogni occasione.

Ci intendemmo di certe coincidenze, altre volte. Ecco Signora, ieri ero lì, nella strada degli strumenti musicali e poi a Port’Alba per andare a casa di Pietro Gargano del quale spesso Le ho parlato, dovendo ritirare il secondo volume di una sua opera monumentale, la Nuova Enciclopedia Illustrata della Canzone Napoletana, ha una casa bellissima dalle parti di Piazza Dante e una sala piena di libri, e una moglie dolcissima, che prepara un buon caffè. Don Pietro, come amano chiamarlo gli amici, è un narratore incantevole, conosce il cuore di Napoli, e in quel cuore sono, specie se mi parla di Carlo Nazzaro che sin da ragazzo amavo leggere su Il Mattino, e che fu suo maestro. Poco più su è vissuto Giuseppe Marotta, a Materdei, un altro amore. Quando in quel quartiere andavo, guardavo intorno per cercare mura e nuvole delle quali scriveva, se le facce dei viandanti erano le stesse e le stesse mi parevano, la folla dei personaggi dei quali vicende allegre o tristi narrava, erano le storie dell’Oro di Napoli, ma non c’è ora l’incanto di quel tempo se lì ritorno, non importa, lo stesso vado per vicoli, me ne vogl’j pe vico e vicariello, suspiranno ‘na canzone, chi la cantava?, dovrebbero appendere non solo biancheria ma anche pagine ingrandite di queste pitture di parole e musica, Signora.

Bene, Le ho detto in altre occasioni come avviene di queste lettere e del resto di tutto quanto scrivo, basta partire da un luogo o da un’emozione. Son partito da Santa Chiara, il tragitto è stato breve. Sulla via del ritorno il richiamo è forte per entrare nella libreria Guida e comprare volumi a poco prezzo. Tornando per la strada della musica, si sente qualche motivo, c’è chi prova strumenti, le chitarre sembrano più allegre, tammorre di tutte le misure mandano bagliori dai sonagli, sembrano occhi che luccicano di gioia o di pianto. E posso dirle che qui, insieme ad una maschera di Pulcinella, alcune tammorre le ho e anche un paio di tricchebballacche, non mi servono per ballare, certo, ma se venisse da queste parti, con una bella ampia veste come la luciana che passa e spassa, scialle e lusso, pettenessa, po- potremmo tentare una domestica tarantella. Sì?
Dico per dire, Signora mia, mi perdoni.

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Edited by Alfredo Perillo